lunedì 31 gennaio 2022

All'ombra dei fichidindia - Storie elbane quasi tutte vere di Pier Luigi Luisi edito Medea.

 All'ombra dei fichidindia - Storie elbane quasi tutte vere di Pier Luigi Luisi edito Medea.



.<< Quando la barca entrò nel porto e il marinaio lasciò cadere la grossa vela, entrambi alzarono la testa verso quella terra che doveva essere la loro per tutti gli anni a venire...>>.Grazie a @scritturaatuttotondo ho avuto il piacere di leggere questo interessante libro. Una raccolta interessante di storie e aneddoti sull'isola d'Elba,cui protagonista principale è la famiglia Luisi..L' autore Pier Luigi Luisi, professore di chimica ed esperto in diversi settori scientifici, è autore di oltre 600 lavori su riviste internazionali, e di oltre quindici libri, tra cui romanzi di letteratura italiana e di libri per ragazzi..In questo romanzo, con prefazione di Dante Isella e le deliziose illustrazioni di Hong Zhang attraverso un incantevole storia tutta tipicamente familiare, l'autore ci delizia tra suggestive immagini e storie d'altri tempi.Vito Michele Luisi è un calabrese esiliato sull'isola d'Elba, poiché la sua fede politica è contraria al governo italiano. Per guadagnarsi da vivere e mantenere la sua famiglia, apre una piccola bottega di calzolaio, ma nonostante l'esilio, Vito non demorde a fare valere le proprie idee e a divulgare il proprio pensiero. Insieme a lui, anche il figlio Giovanni inizia ad apprezzare il territorio isolano, ad amare i frutti e le bellezze dell'isola d'Elba..Una narrazione che si sviluppa su due periodi temporali importanti, avremo modo di leggere importanti avvenimenti che si dipanano tra realtà e fantasia, storie di uomini e donne che lottano per fare valere i propri diritti e dignità. Un romanzo ben armonizzato e ricco di diversi aspetti, dalla lotta per il lavoro, tradizioni di un tempo, leggende, amori e amicizie.All'ombra dei fichidindia come già suggerisce l' evocativo titolo è una storia d'altri tempi, una di quelle storie che i più fortunati, hanno potuto ascoltare dai propri nonni.Lo stile elegante e confidenziale dell'autore permette al lettore di intraprendere ''un viaggio" di piacere e un excursus culturale nella bellissima terra elbanea. Ne consiglio la lettura ai nostalgici di un tempo, a chi oggi vive il presente ma sogna la bellezza dei tempi che furono.

lunedì 17 gennaio 2022

"Il paradosso di Epidenide" di Enrico Francesconi 2 Tappa Blog tour

 Buongiorno Lettori, oggi seconda tappa del blog tour !

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Il paradosso di Epidenide" di  Enrico Francesconi 





Giorgio Morandini è un ingegnere, ricercatore nel campo delle tecnologie informatiche della conoscenza. La sua è una vita rutinaria, caratterizzata da sogni coltivati per lungo tempo e interessi che vanno ben al di là delle competenze di un ingegnere informatico.

Gli incontri con Tommaso e Alessandra, per ragioni diverse, sembrano stravolgere la sua vita e dare nuova linfa alle sue ambizioni romantiche che sembrano davvero a un punto di svolta.

Da un lato la collaborazione con Tommaso sembra concretizzare i sui sogni avveniristici, dall’altro l’incontro con Alessandra sembra sanare le inquietudini della tarda adolescenza.

In quella stagione Giorgio apprezzerà una pienezza dimenticata, la dimensione estetica della realtà e con essa le passioni della prima giovinezza.

Ma gli eventi s’incaricheranno di riportarlo a una verità più amara del previsto, alla percezione di un assoluto quanto mai sfuggente, assaporato soltanto nel calore opprimente di una stagione abusiva e nella visione estatica di un mondo lontano, irragionevole, visto dall’alto di quella collina.

 

 

 

Tommaso Corti è un biologo, da poco arrivato al centro di ricerca. A differenza di Giorgio, Tommaso appare molto determinato a raggiungere i suoi obiettivi. Col suo entusiasmo riesce a coinvolgere Giorgio in un progetto che pochi avrebbero concepito, tale da poter sovvertire il concetto stesso di evoluzione umana, accettando la sfida di metterlo in pratica.

L’entusiasmo di Tommaso si trasforma ben presto in un’attenzione maniacale ai particolari dell’esperimento, fino a una forma di ossessione, che tuttavia Giorgio interpreta come un’indole naturale del collega, come naturale è la sua precoce calvizie, la dipendenza dal fumo, l’insofferenza e la tendenza a infrangere le regole.

Giorgio in un primo tempo finisce per tollerare il carattere di Tommaso perché, in fondo, lo aiuta a procedere nell’esperimento nonostante i dubbi e le difficoltà. Ma non appena Giorgio inizia ad avere i primi sospetti su di lui, anche le ossessioni di Tommaso vengono riviste in retrospettiva, analizzate e sezionate una ad una, in un quadro diffuso di diffidenze, fino all’epilogo della storia, piano e sconcertante al tempo stesso, dove anche le ossessioni di Tommaso trovano una spiegazione e un fondamento inquietante.

 

Alessandra Calleni è descritta da Giorgio stesso come “l’immagine dell’indipendenza femminile”. Per l’adolescente Giorgio è stata un’ideale di bellezza, e tale sembra rimasta ai suoi occhi, dopo il nuovo incontro a distanza di più di vent’anni. Alta, capelli neri e lisci, Alessandra appare pienamente compresa nella sua attività professionale, tale da colmare una condizione di vuoto e disillusione sul piano affettivo. Per questo motivo appare la più sorpresa quando la curiosità per il progetto di Giorgio si trasforma in un sentimento più importante per l’amico di un tempo. Il nuovo clima è del tutto inatteso per lei, e sorprende entrambi quando si manifesta coi tratti di una vicenda nuova e antica al contempo.

Lo sguardo di Giorgio verso Alessandra è di tenerezza e ammirazione insieme, mentre lei spesso si rivela illeggibile e inafferrabile ai suoi occhi. Per Giorgio l’inafferrabilità di Alessandra si trasformerà ben presto in un amaro sospetto che contribuisce alla caduta di tutte le sue certezze. Ma anche Alessandra si scoprirà indifesa quando le vicende umane si sovrapporranno a quelle lavorative.

Lo svelamento delle reali intenzioni di Alessandra rappresenta per Giorgio ben più di un tradimento professionale e umano: è la caduta stessa del proprio ideale romantico, l’inevitabile declino dei propri sogni, nella constatazione amara che il desiderio d’amore troppo spesso si sovrappone alla sua nostalgia.

 

 

Michele Vallini è un collega del centro di ricerca e l’antitesi professionale e umana di Giorgio. Egli rappresenta tutto ciò che per Giorgio un ricercatore non dovrebbe essere: ambizioso di posizioni di potere, al soldo di multinazionali che finanziano la ricerca scientifica, sembra agire per fini utilitaristici e i suoi comportamenti appaiono opachi fin dall’inizio del racconto. Quando il progetto di Giorgio e Tommaso sembra essere stato sabotato, appare fin troppo naturale la concentrazione dei sospetti su di lui; fin troppo ovvio il suo interesse a impedire il successo dei colleghi e a bloccare i finanziamenti di ricerca su quei progetti. Ma Vallini sarà solo la chiave d’ingresso per la scoperta di una realtà che trascende le volontà stesse dei personaggi e li consegna a un comune impenetrabile destino.

 

 

Il Direttore del Centro di Ricerche appare una figura quasi paterna per Giorgio e pienamente attento a difendere la reputazione del Centro che dirige. Rappresenta un punto di equilibrio fra interessi contrapposti, tanto da essere a conoscenza di trame precedenti alla vicenda del progetto rivoluzionario di Morandini e Corti. Il prestigio di cui gode nella comunità scientifica si manifesta agli occhi di Giorgio in una voce quasi interiore, saggia e confidente.

 

lunedì 10 gennaio 2022

“Il Paradosso di Epimenide” di Enrico Francesconi

 

Presentazione del romanzo “Il Paradosso di Epimenide”

di Enrico Francesconi

 


Giorgio Morandini è un ricercatore del Centro delle Ricerche per le scienze cognitive e tecnologie della conoscenza, posto in cima a una collina di un innominato paese. La sua è una vita rutinaria, in bilico fra ubbidiente pratica scientifica e l'ambizione a un assoluto romantico, sintetizzato dall'ambire a progettare un calcolatore in grado di scegliere autonomamente e avvicinarsi ai caratteri dell’intelligenza umana.

Ma in un'estate più lunga e calda del solito, nella sua quotidianità irrompono due persone che stravolgeranno tutto: Tommaso, un collega del Centro che lo sprona a costruire un’intelligenza artificiale utilizzando materiale biologico (un cervello conservato presso i loro laboratori); e Alessandra, una vecchia fiamma che ritorna nella sua vita, riaccendendo passioni sopite.

Il progetto di Giorgio e Tommaso è arditissimo perché si prefigge di replicare l’unicità del cervello umano quale sistema logico in grado di superare l’incompletezza dei sistemi teorici.

Mentre il progetto romantico e avveniristico di un sistema integrato, logico e biologico insieme, sembra andare a gonfie vele, e l'interesse di Alessandra per Giorgio sembra trasformarsi in un sentimento più importante, un evento inatteso interrompe l'idillio.

Qual è la causa? Chi ha interesse a ostacolare un tale esperimento? Quali timori può sollevare? E cosa ha a che fare tutto questo con il teorema di Gödel? Vi è forse nascosto un insondabile segreto?

Giorgio si sente tradito e il clima di entusiasmo che accompagnava i giorni dell'esperimento si trasforma in un cupo sospetto per tutto e tutti: si tratta della rivalità di qualche collega o l’interesse di qualcuno molto vicino a Giorgio?

Le indagini al Centro delle Ricerche procedono in un crescente clima di personali diffidenze, ipotesi di complotti e un’ombra che consuma il protagonista e lo accompagna a un finale sconcertante e inguaribile allo stesso tempo.

 

 

 

 

Enrico Francesconi (Lamporecchio, 1966), vive a Pistoia. È ingegnere informatico, ricercatore del CNR e, attualmente, è funzionario del Parlamento Europeo. Ha scritto numerosi articoli e saggi sui temi dell’innovazione tecnologica. "Il Paradosso di Epimenide" è il suo romanzo d’esordio.

giovedì 18 novembre 2021

Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro di Paola Maria Liotta edito Il Convivio Editore.

Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il Minotauro di Paola Maria Liotta edito Il Convivio Editore.



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<< Nel cuore del labirinto ho trascorso i giorni bui della non speranza nella desolazione. La malinconia divorava la mia anima e le mie forze si consumavano lentamente.>>
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Descrizione
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Il mito è sempre attuale, perché in esso si possono ricostruire e leggere sentimenti, pulsioni, dinamiche, fragilità inconsce, proiezioni del divino e via di seguito; in pratica, tutta una congerie di segreti che interessano l'essere e l'esserci nelle sue più variegate sfaccettature. Detto questo, la vicenda di Arianna, famosa di per sé, nell'opera narrativa di Paola Liotta si tramuta in una versione personale e plurifocale. Ogni personaggio, infatti, propone il proprio punto di vista, giustifica le proprie azioni, svela inganni e disinganni, ma al contempo aggiunge, attraverso sempre nuovi dettagli, un tassello importante, che valica la consueta storia conosciuta, al ritratto di Arianna. Lei si tramuta così in eroina, è espressione di una utopia, coglie il buono di Teseo e il valore della sua missione, con la conseguente sofferenza di entrambi. Questa essenza si svela sin dal titolo, che ripropone il verso delle "Metamorfosi" di Ovidio quando si narra l'ascesa in Cielo di Arianna come chioma di stelle, quella già individuata da Eratostene e poi cantata da Callimaco come "Chioma di Berenice". In pratica un astro di oggi e di ieri.
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Ma quanto è bella e affascinante la cultura classica ? In particolar modo la mitologia ? Il mito con le sue storie, in bilico tra realtà e immaginazione, induce il lettore a peregrinare con la mente verso luoghi e storie senza tempo. Ed è proprio ciò che ha fatto l'autrice in questa sua nuova opera. Paola Liotta torna a deliziarci con dei bellissimi miti senza tempo, offrendocene una sua personale chiave di lettura.
Attraverso la lettura dei brani è possibile apprendere nozioni e particolarità dei personaggi, delle storie e delle trame. È palese la profonda conoscenza e padronanza della materia. La lineare e chiara trattazione, permette a qualsiasi lettore la sua lettura e facile comprensione. Consiglio la lettura di questo libro a tutti coloro i quali hanno da sempre, una passione verso la mitologia ma anche a chi si vuole approcciare alla sua conoscenza o all'approfondimento della materia.

mercoledì 27 ottobre 2021

Blog tour Alessio Pizzicannella per Baldini + Castoldi - ESTRATTO

Buongiorno Lettori, oggi il blog partecipa all'ultima tappa di questo interessante blog tour:

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Rito di Passaggio di Alessio Pizzicanella


Estratto

«Te l’ho già detto cosa è successo», si giustificò lui.
«Rimane il fatto che siamo senza cibo.»
«Questo è vero…» mi diede finalmente ragione Mia. Era ormai buio pesto.
Uno strano rumore, appena percettibile, arrivava dai limiti del bosco appena sotto di noi. Ci alzammo tutti per andare all’ingresso della torre. Il verso si fece lentamente più forte. Si stava avvicinando.
Sembrava una voce stridula. Una moltitudine di voci. Per fortuna la sentimmo tutti e quattro, perché oggi farei fatica a capire se è accaduto veramente o se è stata un’allucinazione. 
La paura, i lupi, i cacciatori, lo stress di quei giorni stavano forse infl uenzando più di quanto potessimo immaginare le nostre giovani menti suscettibili.
E non sarebbe stata l’ultima volta. Molto di quell’estate è fi nito in un limbo tra realtà e mito.
«Corvi?» propose, o forse domandò, Indy.
«I corvi fanno questo verso?» chiese Mia.
«Sanno imitare molti suoni», spiegò Indy.
«E questo dove lo avrebbero sentito secondo te?» chiese Nero preoccupato.
«Soprattutto, quanti sono? Mi avete convinto, andiamocene da qui… appena farà mattina, però!» dissi senza vergognarmi del tremolio nella voce.

martedì 19 ottobre 2021

Blog tour Alessio Pizzicannella per Baldini + Castoldi

Blog tour Alessio Pizzicannella per Baldini + Castoldi

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ESTRATTO 

Le suore ci portavano alla colonia per togliersi la muffa accumulata durante i mesi invernali, ma quell’anno, a causa dei lavori di ristrutturazione nei due Istituti, maschile e femminile, ci trasferirono tutti giù alla Villa al mare da maggio a ottobre, invece che i canonici due mesi estivi, caricandoci sul torpedóne appena dopo Pasqua. 

Era un autobus, ma per me, quello lì in particolare, rimarrà sempre un torpedóne, lo chiamavano così le suore e così imparammo a chiamarlo noi. Mi è sempre piaciuto quel nome, anche se oggi, se lo menzionassi a un ragazzino di dodici anni, penserebbe a qualche goffo razzo fantascientifico piuttosto che a un pullman. Il trasferimento dall’Istituto alla Villa al mare, o meglio dall’orfanotrofio invernale a quello estivo, non era che un’unica tortuosa discesa da un paese di collina, quasi montagna, a mio parere dimenticato da Dio e non solo, con arrivo a pochi, ma lunghissimi metri dalla spiaggia. 
Lo aspettavamo tutti con ansia quel viaggio verso una prigione più lasciva e più calda, anche se la metà di noi sapeva di doverlo affrontare con gli occhi chiusi e le mani sulla bocca per cercare di non vomitare o quantomeno tentare di contenere la colazione appena fatta. 
Nessuno di noi era abituato a viaggiare con alcun mezzo di trasporto, e l’odore dei vecchi sedili di stoffa ammuffita e i tornanti di quella strada erano un test impegnativo anche per lo stomaco più forte. 
Almeno un paio di volte durante il tragitto l’autista doveva accostare per far rotolare fuori dal torpedóne il vomitatore di turno. 
Una delle rare occasioni in cui a nessuno di noi importava di essere visto in difficoltà, magari carponi sul prato, dal resto del nostro bus. Non c’era umiliazione, anzi suscitava forse una timida parvenza di empatia e sicuramente una profonda gratitudine per l’imprevista pausa concessa al gruppo, che grazie al sacrificio di uno poteva godere dell’aria fresca che finalmente entrava dalla porta aperta del bus e si gelava sulle fronti sudate dei tanti. C’era però sempre il rischio che anche quello dell’Istituto femminile si potesse fermare dietro al nostro e a quel punto, il tuo esordio in società sarebbe stato in ginocchio con lo sguardo basso su una torta giallastra sul verde saturo dell’erba. 
Dopo un inverno apatico passato tra maschi ad aspettare quel minimo di promiscuità estiva, nessuno voleva essere il pasticciere sul prato e non mi vergogno ad ammettere di aver più volte ingoiato, con estremo dolore, il rigurgito acido che mi risaliva in gola. 
Erano mesi che per incontrare le ragazze dovevamo aspettare le messe domenicali e quella parentesi estiva era un’oasi di quasi normalità, per qualcuno di noi una breve riunione famigliare con le sorelle ospiti nell’Istituto femminile. 

martedì 5 ottobre 2021

Blog Tour "RITO DI PASSAGGIO" di Alessio Pizzicannella edito Baldini + Castoldi. Terza tappa: l'ambientazione e come influisce nel corso della storia.

"RITO DI PASSAGGIO" di Alessio Pizzicannella edito Baldini + Castoldi.


Terza tappa: l'ambientazione e come influisce nel corso della storia. 

C’è un filo che lega il romanzo di formazione alla fiaba e ai rituali di iniziazione. La fiaba è un ambiente che permette ai bambini di affrontare le loro paure in sicurezza. Nel mio romanzo parlo di ragazzi, o meglio di bambini che lo stanno per diventare, forse già troppo vicini a quel passaggio per concedersi rifugio nella fantasia. L’ambientazione che ho voluto creare passa dal realismo cinico dell’orfanotrofio, alla libertà della montagna apparentemente senza confini, terreno perfetto per lasciar correre la fantasia. Gli archetipi delle fiabe ci sono tutti, i lupi, i cacciatori, le torri, ma il confine tra realtà e fantasia rimane sempre sfumato così come lo è per i quattro ragazzi. Qualcuno si lascerà incantare da quell’ultima occasione di fanciullezza, per altri, ormai già troppo provati della vita, sarà più difficile superare la barriera della diffidenza. Barriera rappresentata fisicamente nel romanzo dal ghiacciaio, che i ragazzi scelgono come luogo dove affrontare le loro paure e celebrare il loro rito di passaggio. Il luogo dove si svolge la storia non è mai dichiarato, si passa velocemente dalla costa alla montagna e per questo ricorda molto la morfologia dell’Abruzzo. La prima parte del romanzo è infatti ispirato a quel litorale che conosco molto bene per averci passato molto tempo, compresi i miei dodici anni. Mi sono dovuto limitare a spostare la collina di cui parlo accanto alla Villa, che d’estate veniva usata come colonia estiva, e che quando rimaneva disabitata, con i miei amici visitavamo torce in mano, terrorizzati da quel suo aspetto così austero e, di notte, inquietante. La montagna e in particolare il ghiacciaio invece sono luoghi che ho trovato in Svizzera dove vivo da ormai quasi dieci anni. Mentre scrivevo la prima versione del ​ romanzo feci una escursione su un ghiacciaio con mio figlio, ho cercato di riportare le sensazioni provate in quel posto così particolare. I luoghi influenzano molto le scelte e gli umori dei ragazzi. Il passaggio dall’acqua del mare e la disinvoltura con la quale ci si muove su una calda spiaggia, all’alta montagna e la costante attenzione necessaria per poter vivere in un ambiente molto più mutevole. Sfuggire all’afa e alla prigionia di un orfanotrofio controllato dagli adulti e ritrovarsi liberi e soli, esposti alle scoperte, ai pericoli e il gelo della notte in quota, ai piedi di un ghiacciaio, acuisce i sensi e scava in profondità nell’anima di chiunque, figuriamoci in quella ancora fresca e confusa di un dodicenne. Una maturazione accelerata che innesca un vortice di emozioni sconosciute o ancora represse, creando un momento di inerzia capace di scagliare una giovane vita su sentieri imprevedibili.