giovedì 22 aprile 2021

TERZA TAPPA - Blog Tour " RICORDAMI !" di Daniela Poggi edito La Vita Felice.

TERZA TAPPA - Blog Tour " RICORDAMI !" di Daniela Poggi edito La Vita Felice.




- 22 aprile TERZA TAPPA: MOTIVAZIONE.

Scrivere per lasciare una traccia, perché altri possano ritrovarsi, possano confrontarsi e sentirsi meno soli. La scrittura è un viaggio nel profondo di se stessi, uno specchio che riflette ciò che sei ora e insieme ti rimanda al ricordo di un passato.
Cito dal libro: “penso che il passare del tempo e l’aggiungersi degli anni che graffiano la pelle lasciando segni indelebili, abbiano il senso di darti la possibilità di fermarti ogni tanto e tentare di ricomporre il puzzle della tua vita. Non so quanto può essere perfetto il mio puzzle, gli incastri non sono il mio forte e la pazienza non è mai stata una compagna di vita. Sarà un puzzle scomposto.” 
Credo che queste frasi tratte dal libro possano spiegare le motivazioni del mio libro: di fronte alla perdita della mamma lo smarrimento è totale. Ti senti come sradicata. Inoltre la malattia dell’Alzheimer riesce a cancellare la tua esistenza in quanto per la tua mamma tu non sei altro che una presenza senza identità.

martedì 20 aprile 2021

LA SMEMORATA DEI PARIOLI E ALTRI RACCONTI di Stefano Brusadelli edito Palombi Editori. Seconda tappa del Blog Tour !

 

LA SMEMORATA DEI PARIOLI E ALTRI RACCONTI di Stefano Brusadelli edito Palombi Editori.



               

APPROFONDIMENTI: PRIMI 7 RACCONTI

La smemorata dei Parioli
Un pigro ma ambizioso studente fuori corso, Paolo Dentici, costretto per mantenersi a lavorare come venditore a domicilio, fa visita ad una vedova benestante del quartiere romano dei Parioli, Nora Ferrari, e ne diventa l’amante.
Presto il giovane comprende che il comportamento della donna è segnato da una acuta smemoratezza.
Attratto dal mondo dei quartieri alti, nel quale ha sempre sognato di entrare, il 
giovane non dà troppo peso a questa caratteristica della sua nuova amante. 
Un giorno, minacciato dagli usurai per un debito di gioco, decide di farsi prestare 
dalla lei una somma di denaro abbastanza significativa. E a questo punto, iniziano i 
problemi, che si concluderanno nel più imprevedibile dei modi.


Il segreto del prete
La signora Trematerra invita Don Salvatore a cena ogni secondo giovedì del mese. Il 
prete – ora in pensione - è stato a lungo il parroco del quartiere. Lo scopo di questi 
inviti – sgraditissimi sia al marito che alla domestica – è quello di estorcere al 
commensale quello che appare un segreto di confessione, e che riguarda la reale 
paternità di un giovane notaio assai noto nell’ambiente borghese che fa capo alla 
parrocchia.
Il furbo prete, vorace e buongustaio, si mostra sempre sul punto di cedere, ma non cede mai. E il bello (per lui) è che lo stesso gioco, negli altri tre giovedì del mese, è messo in atto da altre tre dame.
Finché, un giorno, un funerale non farà precipitare la situazione, rivelando una realtà fino a quel momento difficilmente immaginabile.

Ragù alla napoletana
Alessandro Cicala è un ortopedico affermato. Pur detestando i suoi compagni di liceo, decide di partecipare alle cena organizzata in trattoria per i trent’anni dall’esame di maturità. Vuole prendersi la sua rivincita su di loro, ostentando il suo status di medico ricco e di successo, e in particolare contro colui che più di tutti lo ha vessato negli anni della scuola.
Le cose però non andranno come il professor Cicala aveva sperato, perché non è facile cancellare il passato.


Permalosità
Ettore è un giornalista in carriera. Ha l’abitudine di ritrovarsi spesso a cena con i 
colleghi Fabrizio e Adriano per finire, regolarmente, a discutere di giornali, e di 
politica. Una sera, usciti dal ristorante, i tre camminano affiancati proseguendo i discorsi iniziati a tavola quando l’apparizione di un’automobile lanciata a forte velocità li costringe e dividersi. Fabrizio e Adriano si ritrovano da un lato della strada, e continuano a parlare fittamente tra loro, mentre Ettore, resta isolato dall’altro. Ettore si considera offeso da una situazione che interpreta come segno di scarsa considerazione e rispetto nei suoi confronti.
Sarà l’inizio di un conflitto che avrà sviluppi disastrosi.



Lettere dall’aldilà
La signora Desideri, moglie di un ingegnere ricco e di pochi scrupoli appartenente ad 
una famiglia del cosiddetto “generone“romano, si vota all’esoterismo. Che è anche un modo per prendere le distanze dalla famiglia del consorte, che l’ha sempre rifiutata a causa delle sue origini popolari. Asserisce di coltivare, soprattutto, relazioni con le anime del Purgatorio.
Quando l’ingegnere muore, lasciandola con assai meno mezzi del previsto, inizia un 
colloquio con la Buonanima nel quale coinvolge la di lui famiglia. Che all’inizio 
dinanzi a quella che considera una stramberia sorride con aria di sufficienza; per poi, però impallidire…



Qualcuno su cui contare
Tullio M. e l’onorevole F.C. sono amici fin dai tempi della scuola. Tullio M. è in 
difficoltà economiche e non riesce a far carriera. L’onorevole – che nel periodo della scuola egli aiutò e protesse – gli appare come unica possibilità per raddrizzare la 
propria esistenza.
Chiede quindi un incontro al vecchio amico, e i due si vedono a pranzo. Ma a questo punto, la situazione si ribalta.



La borsa dello zio Augusto
Il nipote racconta la figura dello zio Augusto, impiegato in uno studio legale del quartiere Prati e in famiglia considerato uomo misterioso e in qualche modo 
importante.
Tale convinzione è rafforzata dalla sua borsa rigonfia dalla quale non si separa mai e che tiene chiusa a chiave.
Quando lo zio viene ricoverato in ospedale, il nipote non resiste alla curiosità e riesce 
ad aprire la famosa borsa. La sua sorpresa sarà enorme.




mercoledì 14 aprile 2021

Blog tour Ricordami: presentazione personaggi

 

Blog tour Ricordami! di Daniela Poggi 

 presentazione personaggi




MAMMA

La co/protagonista del libro. Ha vinto tanti premi per la sua bellezza, per la sua eleganza, per il suo sorriso. Era protagonista, una bellezza vera, poi nel tempo, è diventata spettatrice. Fiera nel suo sguardo, imponente nella sua eleganza. Severa, malinconica, dolce e fragile.


PAPA’’:
Il principe azzurro. A lui, Daniela Poggi, scriveva lettere d’amore quando era una ragazzina. Facevano a gara a raccogliere le pesche sull’albero al mattino. Un uomo dalla forte personalità che ha condizionato sempre la scelta dei suoi compagni. Morto troppo presto, non l’ha vissuto nella sua anzianità.

NUCCIA:
Amica con la quale Daniela è partita per il folle viaggio in Sud America. Abbigliamento doc (dal libro): “Coulotte di seta rosa con top uguale, camperos di Francois Villon. Saranno la mia coperta di linus, ovunque io, ovunque loro. Nuccia coulotte verde acqua e top uguale, camperos di un’altra marca, non ricordo. Una bionda, lunghi capelli, magra, alta, pelle chiara. L’altra viso e capelli alla Jane Fonda, alta magra, pelle olivastra. Posso dirti che eravamo due sventole italiane in Colombia all’avventura.”

ROBERTO:
Primo amore adolescenziale con il quale Daniela si è poi fidanzata.
“Per lui mi sono ubriacata quell’estate del ‘66. Non ti ho mai detto la verità, mi vergognavo. Una sbornia schifosa, vino rosso e birra. Ho vomitato come un’ossessa, dopo. Ma prima ho perso i sensi e mi sono ritrovata a casa da te senza che me ne accorgessi. Non ricordo chi erano gli amici che mi hanno salvata. Alla festa di Lucilla. Lui era fidanzato e non mi guardava mai. Io ero pazza di lui da quando avevo 9 anni, dei suoi occhi verdi e di quel sorriso dolcissimo. Volevo mi invitasse a ballare. Lo volevo solo per me. Ormai ero grande, i miei favolosi 13 anni esplodevano, ero una signorina. Ho fatto di tutto per farmi notare quella sera”

(Estratto da libro)

ROBERTO AMORE COLOMBIANO:
”Incrocio i suoi occhi, belli come quelli di Gesù di Nazareth, capelli un po’ lunghi morbidi, nero castano, il suo sorriso mi penetra ovunque, la sua voce mi chiede come mi chiamo e la saliva mi manca, la lingua resta appiccicata al palato, sono emozionata all’ennesima potenza.”

(Estratto dal libro)

LUIS IL PAZZO DI SANTA MARTA:
“Il figlio di Miguel, Luis, era riuscito a contenersi ma con l’arrivo della mezzanotte eccolo uscire nella sua vera identità, cappello texano in testa, lunghi capelli castano chiaro e una cicatrice sulla guancia destra, in mano un fucile, inizia a sparare come un ossesso in alto, in largo e in lungo, probabilmente sotto effetto di qualcosa che si era preso. Tutti scappiamo, terrorizzati, nelle varie direzioni, ci nascondiamo sotto i tavoli, corriamo giù in spiaggia, qualcuno si butta in mare, tra urla e risate idiote, temo il peggio ancora una volta. Luis urla al mondo che mi ama e mi vuole. Aiuto è pazzo, per favore calmatelo, toglietegli il fucile dalle mani, questo ci spara senza neppure accorgersi di averlo fatto.”

(Estratto dal libro)  

PRODUTTORE:
”Un giorno sono andata da un produttore famoso che doveva iniziare un film. Mi sono presentata tutta vestita di nero: gonna a pieghe lunga fino alle caviglie, ballerine ai piedi, maglioncino nero collo alto, capelli tirati indietro con la coda di cavallo, occhialetti rotondi da vista, totalmente struccata.

– Voglio dimostrare ciò che so fare, recitare, commuovere, far ridere, non voglio fare solo la bella attrice o meglio il bel corpo- sproloquiai.
-Scusi ma lei è bellissima perché vuole distruggersi? mi faccia vedere il suo book fotografico- mi rispose lui seraficamente.
-Lei ha una grande fortuna, è bella, con un corpo fantastico, è una ragazza intelligente, quello che ha fatto ha già dimostrato che è anche brava, deve solo perseverare, lottare e studiare, stia tranquilla che riuscirà ad imporsi come vuole lei – concluse e mi congedò affettuosamente”.

(Estratto dal libro)
Grazie a lui, Daniela, ha capito che l’una non esclude l’altra.

lunedì 12 aprile 2021

Cover Reveal - LA SMEMORATA DEI PARIOLI E ALTRI RACCONTI di Stefano Brusadelli edito Palombi Editori.


Oggi il Blog partecipa al Cover Reveal - LA SMEMORATA DEI PARIOLI E ALTRI RACCONTI  di Stefano Brusadelli edito Palombi Editori.


TRAMA

Dame più furbe di coloro che vorrebbero circuirle. Preti che barattano segreti di confessione con pranzi prelibati. Carriere ministeriali andate in fumo per colpa di una cravatta. Buonanime che tornano a parlare ai vivi solo per far staccare sostanziosi assegni a chi non ne ha alcuna voglia. 

Quattordici storie nere per raccontare la lotta per la vita sulla sfondo della “buona società“ di Roma. Un mondo dove la ferocia della lotta per la vita non è diversa da quella della borgata, anche se si manifesta in modo più paludato, meno cruento.

Vicende raccontate con lo stile asciutto di chi non vuole giudicare, ma è consapevole che le miserie degli esseri umani sono le stesse sotto ogni cielo. Sotto quello romano, semmai, hanno solo imparato a mascherarsi meglio. 

Storie sempre amare, anche se in alcuni casi capaci di strappare un sorriso, che si svolgono sullo sfondo dei cosiddetti “quartieri borghesi“ della città:  quelli più tradizionali, come Prati, Parioli, Camilluccia, e quelli di nuovo insediamento come Monte Sacro.

Passano in rassegna retroscena privati, dettagli imbarazzanti, piccole malefatte. E’ il “dietro le quinte” di un mondo costantemente assillato da un’esigenza di rispettabilità, e di benessere, in realtà sempre meno reali. 

Sessantasette anni dopo  i Racconti romani di Alberto Moravia, un altro ritratto della borghesia romana; che allora andava compiendo la sua parabola di ascesa, sia dal punto di vista economico che da quello sociale, mentre oggi appare in forte ripiegamento come del resto tutta la città.

 

L’autore, Stefano Brusadelli, (Roma, 1955) è alla sua quarta prova narrativa,  dopo un lungo percorso nel giornalismo (tra gli altri, “Il Mondo“, “Panorama“ e “Il Sole 24 ore“).

Ha esordito nel 2010 con una raccolta di racconti, “Piccole Atrocità“ (Vallecchi). Sono seguiti due romanzi: “I Santi pericolosi“ (Mondadori), uscito nel 2013, con il quale ha vinto il Premio Crovi riservato al miglior esordio nel genere noir, e “Gli Amici del Venerdì“ (Mondadori), pubblicato nel , 2017. Nel 2015 ha pubblicato con l’editore Palombi “Le Ali di carta“, in cui sono raccolte e ampliate cinquanta conversazioni con altrettanti italiani eccellenti che parlano del libro che ha cambiato la loro vita.

La casa editrice Palombi, fondata nel 1914, è la più antica casa editrice romana ed è specializzata in testi che, a vario titolo, trattano della realtà della Capitale.

 

 

 

 


giovedì 8 aprile 2021

RICORDAMI ! di Daniela Poggi Edizioni La vita Felice.

Buongiorno Lettori, oggi il blog partecipa al Blog Tour e al Cover Reveal di un nuovo libro:

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RICORDAMI ! di Daniela Poggi Edizioni La vita Felice.

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PRESENTAZIONE DELL’OPERA E DELL’AUTRICE

 Sinossi

Le prime ore della sera. Una stanza. Un letto sul quale è distesa una donna che, per anni, giorno dopo giorno, è scivolata nell’oblio dell’Alzheimer. Una poltrona dove siede la figlia, perfettamente conscia che quella sarà la notte che libererà la madre dalla prigionia del corpo. L’autrice si mette a nudo senza timore del giudizio o della critica in un flusso di parole che compongono un soliloquio. È un urlo silenzioso che esplode senza remore, come una necessità di confermare la propria esistenza, là dove la malattia ne cancella ogni traccia. Il tempo scorre lentamente, segnato dai rumori dell’esterno e dalla danza della fiammella di una candela: prima che sia troppo tardi tutto deve essere detto, ricordato, rivelato.

Daniela Poggi si svela nella malinconia di una maternità mancata, nel senso dell’abbandono vissuto nei collegi, nella ricerca di una felicità sempre in fuga da se stessa e dagli altri attraverso viaggi, vissuti in gioventù, a volte al limite dell’incoscienza. Racconti di vita confermati da fotografie ingiallite che la figlia metterà nelle sue mani perché le porti con sé in quel viaggio estremo. E di fronte all’asprezza del morbo della madre, della morte prematura del padre e della perdita dei figli, l’autrice mantiene una profonda consapevolezza delle scelte compiute come emblema del suo innato spirito libero. Piccoli giochi narrativi ironici e divertenti compongono il puzzle del racconto per concludersi in una scena di vita quotidiana, mentre la madre esala l’ultimo respiro.

 

Biografia:

Daniela Poggi è uno dei personaggi più eclettici del mondo artistico italiano. Attrice di cinema, teatro e televisione. Molti i ruoli che ha interpretato, dalla commedia brillante a quelli più drammatici. In ogni interpretazione una nuova sfumatura della sua personalità.

Esordisce giovanissima in una pièce teatrale in lingua francese Andromaca di Racine. Da quel momento capirà il significato dello stare sul palcoscenico entrando nella vita di altri.

 Al Festival di Sanremo del 1977 è tra le “ballerine bazarette” dei Mattia Bazar. 

Debutta nel ’78 nella commedia teatrale con Walter Chiari . È stata protagonista teatrale con Gino Bramieri, Mario Scarpetta,Johnny Dorelli, Arnoldo Foà, Gianfranco Iannuzzo,Gabriele Lavia e molti altri. Al cinema affronta ruoli brillanti e drammatici con registi del calibro di Pasquale Festa Campanile, Sergio Corbucci, Giovanni Veronesi,Philippe Monnier, Ettore Scola, Claude Chabrol. 

Nel 2017 è protagonista del film di Ciro Formisano “L’Esodo” per il quale vince numerosi premi tra cui il Globo d’oro della stampa estera. 

In televisione è protagonista di numerose serie televisive tra cui Incantesimo, Vento di ponente, Capri, Il commissario Vivaldi e molte altre.

Conduce con grande successo per quattro stagioni il programma "Chi l’ha visto” .

Regista e autrice di due cortometraggi: “Viaggio d’amore” in concorso al festival di Venezia  nel ’97 e “ Non si paga social theatre” girato in Mozambico.

Nel maggio del 2001 viene nominata ambasciatrice dell'UNICEF e, come tale, ha partecipato ad alcune missioni per aiutare i bambini in Africa. L'impegno dovuto all'intensa attività professionale non le ha impedito di sviluppare una grande sensibilità umana e sociale.

Autrice e interprete di monologhi teatrale che affrontano sia il tema dell’emigrazione che il valore della vita animale. Nasce così “Anima Animale” sull’esistenza dell’anima degli animali.

 Dimostra tutta la sua forza d'animo nell'affrontare la complessa malattia della madre affetta da Alzheimer, accompagnandola con grande dedizione fino alla sua fine. Colpita profondamente da questa esperienza, contribuisce a far conoscere meglio questa patologia scrivendo un recital teatrale “ Io, madre di mia madre”.

Tematica affrontata anche nel libro di prossima pubblicazione, "Ricordami!" edito da La Vita Felice.

mercoledì 7 aprile 2021

"Come un'onda che si tuffa sullo scoglio" di Giorgio Bernard edito Felici Editore.

Oggi ultima tappa del Blog Tour per l'opera  "Come un'onda che si tuffa sullo scoglio"  di Giorgio Bernard edito Felici Editore. 



Motivazione dell’opera:

Erano almeno cinque anni che desideravo scrivere un romanzo ambientato nel mondo nel calcio: non il classico panegirico di un celebrato campione, un testo infarcito di aneddoti di dubbio interesse, quanto piuttosto un romanzo vero e proprio, in cui il ritmo della narrazione avesse la cadenza frenetica delle telecronache e la voce assordante delle curve di uno stadio; ma che comunque riuscisse a restare romanzo, dall’inizio alla fine, come è riuscito a fare (tanto per fare un esempio) Enrico Brizzi con “L’inattesa piega degli eventi”, novel distopica, ambientata in una linea temporale alternativa, ma che risulta intrisa dell’odore dei campi di calcio e degli spogliatoi, dei suoni e delle voci di una partita di pallone.

L’occasione si è presentata sul finire del 2017, quando il figlio di Roberto Tancredi mi ha rivolto una domanda che era buffa per davvero: “Quanti soldi chiederesti per scrivere la storia di mio padre?” Nell’udire la mia risposta, “Per poterla raccontare sarei disposto a pagare io”, sulle prime sembrava incredulo, come se non riuscisse a prendermi sul serio.

Ho avuto il mio bel da fare per riuscire spiegargli le motivazioni che mi muovevano, ma soprattutto per fargli intendere cos’era che desideravo scrivere e cosa, soprattutto, non sarei mai riuscito a fare. “Sono un romanziere,” dissi, “e riesco a scrivere solo romanzi. Per cui dimenticati che possa scrivere una biografia. Ma soprattutto metti in conto che ho intenzione di giocare coi personaggi, mettendoli in scena e piegandoli un poco alle esigenze della trama, non importa se hanno nomi e cognomi, tratti somatici e caratteriali che corrispondono a quelli di persone vere, realmente esistenti o esistite.”

Roberto Tancredi ha capito al volo a quale gioco intendevo giocare, e al gioco si è concesso, sempre più convinto e coinvolto con l’avanzare dei capitoli, provando lui per primo, io credo, un autentico, fanciullesco divertimento. E così, fin da subito, ha accettato di mettersi in gioco, di mettersi al servizio del nostro progetto: quello di scrivere una storia che poco aveva a che fare con la celebrazione o l’epica calcistica, quanto piuttosto il desiderio di narrare la vicenda di un personaggio in cui ogni lettore avrebbe potuto riconoscersi, un uomo normale, alle prese ogni giorno con leggende dello sport e con una macchina spietata, quella del calcio professionistico, più grande di lui e di chiunque altro. Soprattutto una persona con il suo carico di fragilità e di dubbi, primo fra tutti quello che scaturisce dalla madre di tutte le domande: “Sono bravo davvero? Oppure non lo sono e non lo sono mai stato? Può essere stato tutto soltanto un equivoco? Qualcuno finirà per accorgersene?”

Questo è in buona sostanza il filo conduttore che accompagna il protagonista e il lettore nel corso di venti partite e ventidue capitoli, di oltre cinquant’anni di storia italiana; in perfetta, desolante solitudine, come si addice all’ingrato ruolo del portiere, inseguendo col fiato corto una palla che rotola, correndo felice, frenetico oppure disperato, appresso alla vita.

mercoledì 31 marzo 2021

"Come un'onda che si tuffa sullo scoglio" di Giorgio Bernard edito Felici Editore.

 

Oggi il Blog partecipa alla seconda tappa del  Blog Tour di  "Come un'onda che si tuffa sullo scoglio"  di Giorgio Bernard edito Felici Editore. 




l libro è ordinabile in tutte le librerie e può anche essere acquistato direttamente dal sito dell'editore:

http://www.le-impronte.com/FELICI-EDITORE/Catalogo/c/novita1/p/come-unonda-che-si-tuffa-sullo-scoglio1

 

L'associazione culturale che gestisce la collana: www.associazionequlture.it (il direttore della collana AcquaRagia è Antonio Celano).

Trama:

Ề un piovoso mattino di inizio estate e uno sventurato turista fiorentino, col figlioletto stretto per mano e la caldaia di casa rotta, entra per disperazione più che per caso in un baretto desolato, l’unico disponibile nella microscopica località di villeggiatura che ha scelto per trascorrere le vacanze. Scopre che a mandare avanti il locale non è un barista qualunque, ma Roberto Tancredi, portiere della Juventus negli anni Settanta.

Intrappolato nel fitto mosaico di foto che sono incollate sulla bacheca del locale, ma soprattutto dalla dialettica fatta di parole roboanti e gestualità sanguigna del suo anfitrione, lo sfortunato villeggiante si trova catapultato dentro le istantanee che immortalano una vita: venti fotografie, venti titoli, venti partite: da “Scapoli-Ammogliati” dell’estate del Settantuno alla finale di Coppa delle Fiere della primavera precedente; da un afoso mattino di fine anni Cinquanta a un sonnolento match di fine campionato del Duemiladue.

Una galoppata frenetica attraverso i momenti cruciali di una vita, di molte vite, in cui il calcio non è che un’occasione iniziale, il titolo di un capitolo, iniziato e poi chiosato dal racconto in prima persona del padrone di casa, Tancredi, con la sua forza incontenibile di narratore e affabulatore… a partire dal prologo, “Riscaldamento” (però quello di cui si sta parlando non è il riscaldamento dei muscoli a inizio gara, quanto la caldaia collassata dello sciagurato turista), fino ad arrivare a “Zona Mista”, l’epilogo che non sta a identificare il punto dello stadio in cui i giocatori rilasciano interviste a fine partita, quanto piuttosto il quartiere di canteri ancora aperti nel cuore di Ibiza, dove Roberto Tancredi e Igor Protti ormai in là con gli anni, fumando sigari e bevendo rhum, stanno pianificando la loro fuga dalle serie dilettantistiche spagnole.

Un romanzo che racconta più di cinquant’anni di vita e storia italiana, descrivendo e demitizzando le icone che hanno contribuito a plasmare e poi inevitabilmente deludere tre diverse generazioni.

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Oggi ci occupiamo nello specifico dei PERSONAGGI:

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Personaggi:

Il numero di personaggi che appaiono nel romanzo è davvero impressionante e sarebbe difficile e in massima parte superfluo fornirne un elenco anche solo approssimativo, soprattutto per quanto concerne i protagonisti che compaiono una volta soltanto e mirano a rappresentare il volto di una fugace esperienza del protagonista, piuttosto che un suo rapporto consolidato e duraturo. Di seguito mi limiterò, pertanto, a dare conto dei personaggi che interpretano un ruolo caratterizzato da una certa stabilità nel corso della vicenda.

Roberto Tancredi: Il protagonista è visibile nel romanzo in una duplice veste e in due diversi contesti temporali. In apertura di romanzo (e a intervallare i diversi capitoli in cui è suddivisa la trama) egli è un attempato signore, che offre riparo a un turista e suo figlio dentro al bar di un paesino del litorale toscano e inizia a narrare in prima persona la sua storia. Il Roberto anziano è un uomo risolto, anche se non pienamente appagato, e, malgrado i rimpianti e le rimostranze che rivela ai suoi ospiti inattesi, sembra tuttavia aver trovato un equilibrio e una propria pace interiore. Il Roberto giovane, di contro, è un uomo taciturno e perennemente insoddisfatto, combattuto tra il bisogno di migliorarsi e una propensione istintiva a mettere tutto in discussione; è un carattere forte, tutto spigoli, con un suo marcato e non smussabile senso del giusto e dell’ingiusto, del torto e del diritto, che sarà il motivo principale dei suoi numerosi problemi di relazione e dei rovesci di fortuna che patirà nel corso del romanzo. Riporto qui di sotto un brano che può valere a identificarlo. 

«Il mese prima, quelli di ‘Hurrà Juventus’ erano tornati al campo d’allenamento per una delle classiche interviste ai giocatori. Di solito facevano domande innocue, da giornalino della parrocchia: “Chi vincerà San Remo?” “Qual è secondo voi la più bella attrice del momento?”

Oggi invece l’argomento era più tecnico: “Ci può dire quali sono i tre più forti giocatori del mondo, secondo lei?”

‘Pelé’ avevano risposto quasi tutti: ‘Overath’, ‘Moore’, Beckembauer’.

Difficile trovarne anche uno solo che non fosse perfettamente allineato.

Accanto a Roberto si allenava il giovane Montorsi: ciuffo di capelli scuri e basette folte, un talento cristallino, proveniente dal Mantova. Oltretutto si chiamava Roberto pure lui.

“E lei, signor Montorsi? Per lei qual è il giocatore più forte del mondo?”

“Boh… Pelè penso…” aveva risposto lui, continuando a fare la bicicletta: “…e poi anche il Jack Charlton, lui sì che è forte!”

“E poi? Riesce a dircelo un altro nome?”

Il ragazzo si era messo seduto, spalancando un sorriso che faceva star bene.

La Juventus lo ha preso a inizio stagione per fargli fare da riserva a Haller; giocherà sì e no una decina di minuti, guadagnandosi con la stampa la fama di svogliato e incostante, e tornandosene a Mantova due anni più tardi, ormai messo ai margini, fuori condizione, pronto per chiudere la carriera, malgrado la giovanissima età.

Roberto aveva incrociato il suo sguardo, sorridendogli di rimando, quando Montorsi aveva aperto bocca e dato fiato alle trombe.

“E poi c’è Tancredi!” aveva sentenziato, puntandogli contro un dito: “Tancredi è fortissimo!”

A Roberto era scappata una grassa risata.

“E per lei, signor Tancredi? Quali sono i giocatori più forti del mondo?”

“Beh… Montorsi, direi” aveva risposto, ancora ridendo.

Quelli di ‘Hurrà’ invece non ridevano, si vede che la battuta non l’avevano capita.

“E poi Pelé… Pelé senz’altro.”

“E il terzo? Ce lo può dare un terzo nome, signor Tancredi?”

Adesso era Roberto che si era fatto serio; guardava lontano, sembrava stesse facendo di sì con la testa.

“Chi è il terzo, Tancredi?”

“Il terzo è Franzon” aveva risposto lui, senza cambiare espressione: “Sicuramente Roberto Franzon”.»

 

·         Mariella Tancredi: La moglie del protagonista è la persona che gli resta accanto per tutta una vita, condividendone e cercando di addolcirne le delusioni, i dolori, mediando costantemente fra il mondo esterno e il carattere burbero e poco accondiscendente del marito. Si tratta di un personaggio dal carattere forte, battagliero, sempre positivo, apparentemente a proprio agio pure nei contesti sociali più sgradevoli e improbabili.

«“Certo che sì” aveva detto il luminare: “Guardi un po’ questa macchia quaggiù”

Quindi gli aveva piazzato sotto al mento il foglio nero della radiografia.

Roberto guardava, come gli era stato detto di fare, però non riusciva a veder niente. A parte un tondino un po’ più chiaro, nel centro esatto del polmone.

“È poco più grande di una monetina” aveva precisato il dottore, “Deve avercelo da un paio di annetti, ormai.”

“Sì, ho capito, dottore” aveva borbottato lui: “…ma che cos’è di preciso?”

“Questo non glielo so dire. Per essere sicuri bisognerebbe intervenire… e, dopo l’intervento, analizzarlo.”

Roberto aveva preso un respirone: dottori e operazioni non gli mettevano paura, figurarsi: era più indolenza la sua, non sopportava l’idea di perdere tempo in loro compagnia, ecco tutto.

“Guardi, Tancredi, che è una cosa da poco, una sciocchezza.”

“Che cosa?” aveva chiesto lui, risollevando lo sguardo sul volto lucido e smagrito del primario.

“Potremmo intervenire passando fra una costola e l’altra. E lei sarebbe di nuovo in piedi in un paio di mesi, forse anche meno.”

“No, io non posso” aveva tagliato corto Roberto, rialzandosi in piedi, “Adesso ho da fare, una stagione da portare in porto. E poi come faccio? …con la bimba che mi nasce a Gennaio…”

Mariella non era d’accordo, ovviamente.

“Come fai a dire una cosa del genere?” le ha domandato lui.

Lei ha scrollato le spalle, con aria saputa.

“Ti pare possibile che mi hanno lasciato a casa solo perché si sono accorti di quella monetina che ho dentro al polmone?”

“Me l’hai raccontato te, no?”

“Che cosa?”

“Delle facce che faceva il dottor La Neve, il medico della Juventus, tutte le volte che ti guardava le lastre!”

“Ma per piacere, Mariella…”

Lei ha scosso la testa, fingendosi spazientita.»

 

·         Roberto Franzon: Franzon è l’amico di una vita, il compagno di avventure che Tancredi conosce fin da bambino, ben prima di cominciare a giocare a pallone. Del portiere della Juventus, Franzon è l’esatto opposto: il talento cristallino che a Tancredi non è mai stato riconosciuto, ma anche l’etichetta di perdente appiccicata addosso, mentre l’amico ha sempre indossato le vesti di un predestinato. Ha un carattere solare e uno spirito guascone, nel quale Tancredi riesce sempre a trovare uno stimolo, un contraltare positivo, pure nei momenti difficili, in cui le alterne vicende delle due opposte carriere sembrano quasi volerli dividere.

«La notizia del trasferimento al Potenza in serie B era arrivata poco prima dell’inizio delle vacanze e per Roberto era stata splendida: più vicino a casa, anche se di poco… e molto più vicino alla serie maggiore.

Aveva incrociato Franzon sul lungomare di Crepatura, due giorni prima di partire per il ritiro: camminava sottobraccio con Stefania, la fidanzata, proprio come lui faceva con Mariella.

Si erano fermati a metà del ponticello vicino ai bagni Trieste e sulle prime Roberto non aveva saputo cosa dirgli.

“Non ti si è visto per niente, quest’estate!” aveva deciso di rompere gli indugi Mariella; quel giorno aveva una borsetta di pelle bianca e due scarpine dello stesso colore.

“Eh, no…” aveva bofonchiato Franzon in risposta, “Ai Canottieri quest’Estate non ci sono venuto… La rena di qui è molto più adatta per le sabbiature, sai… Me l’ha detto il dottor Scaglietti.”

A Roberto non era riuscito di rispondere che con un paio di cupi grugniti: si sentiva bloccato, non sapeva dire il perché.

“Sembrava di rivederti in uno specchio” gli avrebbe poi detto Mariella, poco dopo.

“Uno specchio?”

“Ma sì. Avevate tutti e due gli stessi sandali, la stessa polo indosso… e anche la stessa faccia, a dirla tutta.”

Era la faccia di chi avrebbe tante cose da dire ma proprio non ci riesce, aveva detto lei; Roberto, però, credeva di avere visto qualcosa di più sulla faccia di Franzon: non la delusione o la tristezza che si sarebbe aspettato, solo contentezza e sincero affetto.

“E insomma… come ti va?” era riuscito finalmente a domandare al vecchio amico.

“Eh… come al solito” aveva risposto quello, sorridendo, “…ogni anno si semina, ma mica per raccogliere l’anno dopo. Si semina per avere qualcosa da seminare di nuovo.”

“Eh sì” aveva convenuto Roberto.

Stava rimuginando su queste cose, ormai sulla strada del ritorno, quando Mariella aveva bruscamente cambiato discorso.

“Si sposano, lo sai?” aveva mugugnato.

“Come?”

“Lui e Stefania” aveva precisato, “Si sposano la primavera prossima.”

E mentre diceva così, teneva gli occhi fissi sul selciato, il viso pensieroso, incorniciato dai capelli dorati.

Roberto allora l’aveva presa per mano, rallentando il passo. L’aveva fissata intensamente e poi…»

 

·         Fabio Capello: Nel gioco delle parti che segue inevitabile alla scelta di trasformare persone reali in personaggi, a Fabio Capello è toccato il ruolo di ‘cattivo’ del romanzo: la sua espressione perennemente accigliata e il suo ruolo storico di ‘eterno cavallo di ritorno’ fra mondo romanista e mondo juventino hanno facilitato non poco il compito di chi scrive. Fatto sta (e questa non è invenzione ma storia) che è stato proprio lui a causare il grave infortunio che ha strocato la carriera di Tancredi.

«“Mi hanno visto” aveva pensato Roberto, “In televisione mi hanno visto tutti, che non ho mosso un muscolo, che sono rimasto bloccato, mentre la palla rimbalzava come dentro un flipper.”

Adesso sì che la stampa l’avrebbe impallinato e poco importava che la Juve riuscisse a qualificarsi alla semifinale. L’avrebbero crocifisso di sicuro, ancora peggio che dopo la partita col Bologna.

Perani, che si era appena stirato e stava uscendo dal campo, aveva fatto partire un tiraccio che somigliava più a un gesto di stizza che a una conclusione vera e propria; la palla era rimbalzata in mezzo a una selva di calzettoni bianconeri e Roberto, già in tuffo, si era visto scavalcato da una parabola maligna.

Bologna uno, Juventus zero. Gli toccava tornare a casa con quel risultato, con quella colpa cucita addosso.

“L’hai toccata te!” aveva sbraitato, affrontando Capello a muso duro, negli spogliatoi.

Il centrocampista friulano gli aveva risposto con uno dei suoi sguardi taglienti, ma non aveva detto nulla, non aveva nemmeno cambiato espressione.

“Lo devi dire, Fabio… quella palla l’hai deviata te?”

Come se questo potesse cancellare il gol subito.

Capello aveva ridacchiato, lanciandogli un’occhiata di scherno.

“Come sarebbe a dire ‘deviata tè’?” aveva mugugnato, scimmiottando l’inflessione toscana: “Non dire cretinate, Fred.”

Per riportare la calma c’era voluto l’intervento di Furino, a fare da paciere.

Sul treno, durante il viaggio di ritorno, la tensione era palpabile; tra compagni continuavano a scambiarsi occhiate nervose e dentro il vagone non volava una mosca. Tutti zitti e immobili. Tutti a parte Picchi.

L’allenatore continuava a camminare avanti e indietro lungo il corridoio, la faccia contratta in una smorfia di dolore.

“Cosa fa, mister?” gli aveva domandato Morini, “Non si viene a sedere?”

“Non ce la faccio” aveva risposto lui, “La schiena mi fa un male tremendo… Non riesco nemmeno a stare fermo.”

Lo avevano ricoverato il giorno dopo, ma nessuno in squadra conosceva i dettagli, nessuno aveva detto loro mezza parola al riguardo.»

 

·         Gianluca Congiu e il figlio: Unici personaggi di fantasia del romanzo, sono i due sventurati turisti capitati nel bar di Tancredi durante un violento acquazzone e hanno lo scopo precipuo di ‘traghettare’ il lettore all’interno della trama. Il padre, Gianluca, ha un passato da tiepido tifoso, capace di infiammarsi solo in occasione di eventi epocali come i mondiali dell’ 82… esattamente come la maggior parte di noi comuni mortali, italiani medi schiavi di un rito, quello pallonaro, di cui effettivamente conosciamo ben poco… ma che ogni volta riesce a trascinarci agli estremi parossistici di un’isteria di massa.

«Roberto si ferma di fronte al bancone e si volta ad aspettare il turista fiorentino con cui ha trascorso buona parte della mattinata.

La luce che filtra dalle vetrate è talmente intensa che Gianluca è costretto a ripararsi gli occhi.

Oltre il portico adesso è Estate piena e frotte di villeggianti sciamano distratti in mezzo alla provinciale, con borse e ombrelloni fra le mani e abiti sgargianti indosso.

Per strada è tutto un correre e gridare, uno strombazzare di macchine in coda, quasi che il freddo e l’acqua del primo mattino non fossero stati nient’altro che un sogno.

“…e decise di andare in pensione?” domanda il Fiorentino.

“Proprio così” risponde Roberto, ballonzolando inquieto.

“…e si è ritirato in questo modo? Dalla sera alla mattina?”

La risposta è un frettoloso cenno di assenso, ma Gianluca non riesce a crederci: abbandonare il calcio di colpo, dopo cinquant’anni di gioie, amarezze, trionfi, sconfitte… Cinquant’anni di malattia, come l’ha definita Roberto.

“Sì, insomma, pressappoco così…” corregge il tiro il vecchio portiere, che deve avere intuito la perplessità del proprio ospite.

Fuori dal bar, un clacson risuona cinque volte, in quello che ha tutta l’aria di un richiamo convenuto.

“Diciamo che, per prendere quella benedetta decisione, un altro paio di annetti ce li avrei messi, ecco… Però la svolta è stata proprio in quel momento lì, diciassette maggio del duemilatré, la trasferta di Cosenza. Quel collassetto che…”

Gianluca rimane imbambolato, per niente convinto dalle parole che ha appena sentito; come a volergli dare conferma, Francesco, il figlio di Roberto, mezzo nascosto dalla vetrinetta della pasticceria, ridacchia sornione al suo indirizzo.

Lo stesso clacson di prima risuona una seconda volta e un uomo sulla settantina scende dalla macchina e lancia un grido verso l’interno del bar.

“Oh, Pasèro! Ti muovi?! I saraghi non aspettano mica noi!”

Ha ancora un fisico asciutto e nervoso, il viso scuro incorniciato da folti capelli bianchi.

“Facciamo così” bofonchia Roberto, riscuotendosi. “Tanto lei è qui in vacanza, no? Perché non torna a trovarmi una di queste mattine? Così le racconto come è andata a finire la storia.”

Non lascia a Gianluca il tempo di rispondere e si fionda fuori dalla porta, scendendo gli scalini tre per volta.»